Menu principale:
Sottomarina Lido
Sottomarina si presenta come una bellissima località balneare,
meta di numerosi turisti, grazie anche alla sua posizione geografica
particolarmente strategica perché a pochi Km di distanza da
Venezia, Padova,Vicenza, Verona e Rovigo.
Caratteristica principale è senza dubbio il suo Lungomare:
più di 2 Km di passeggiata con numerosi alberghi fronte mare da
un lato, e l’ingresso agli stabilimenti balneari dall’altro.
Da non trascurare i tanti locali d’intrattenimento, la maggior
parte all’aperto dove, tra musica e colori, si respira la tipica
aria vacanziera delle località di mare.
Negli ultimi anni Sottomarina è stata oggetto di importanti
trasformazioni che l' hanno notevolmente migliorata sotto molti punti
di vista: nuovissimo arredo urbano volto a valorizzare gli spazi verdi,
allestimento di piste ciclabili e zone pedonali, introduzione di tre
nuove rotonde destinate a snellire la viabilità.
La zona del centro si presenta particolarmente piacevole grazie al
rifacimento delle tre piazze principali: Piazza Europa, Piazza Italia e
Piazza Todaro; inoltre i numerosi negozi e boutique consentono di poter
effettuare acquisiti di ogni genere, potendo disporre dei migliori
marchi e delle ultime tendenze.
Ma la vera perla di Sottomarina è senza ombra di dubbio la sua spiaggia.
La spiaggia di Sottomarina
Sottomarina gode di una spiaggia che si prolunga oltre le foci del
Brenta, fino a quelle dell’Adige, in quella di Isolaverde,
rinomato per il terreno sabbioso particolarmente adatto per la sua
produzione orticola, e oggi rinomato centro turistico dotato di moderne
infrastrutture balneari immerse nel verde.
Lunga una decina di chilometri e con una profondità che in
alcuni tratti raggiunge anche i 300 metri, la spiaggia di Sottomarina
è caratterizzata e apprezzata in tutto il Litorale per la
qualità della sua sabbia, finissima, con grande presenza di
augite, quarzo, silicati ed elementi micacei, uniti ad una ventilazione
regolarmente moderata e costante che rendono questa spiaggia
particolarmente consigliata per cure eliopsammoterapiche e per una
splendida abbronzatura.
La sua ampia e accogliente battigia è, senza dubbio ideale per
lunghe passeggiate e per far divertire i bambini e rilassare i
più grandi.
La storia di Sottomarina
Sottomarina, anticamente, doveva presentarsi come una sottile striscia
di terra, il cordone litoraneo più meridionale della Laguna. La
sua conformazione subì sostanziali mutamenti soprattutto dal
secolo XI, passando gradualmente da una vegetazione "selva" ad una di
tipo "ortale". Delimitata a Sud, dalla foce del Brenta-Bacchiglione
(porto di Brondolo), giungeva a Nord fino al Porto di S. Felice;
l'abitato era rivolto verso la laguna (o palude) del Lusenzo e
praticamente era limitato alla zona che va dal porto fino all'attuale
Mercato vecchio. Alla bocca del porto si trovavano due torri di legno
rispettivamente dette della Lupa e de Lion. In seguito alla totale
distruzione avvenuta nel 1379 nel corso della guerra di Chioggia,
Sottomarina rimarrà disabitata, senza più difese a mare,
luogo soggetto a continue inondazioni. Lo stesso senato ne
impedirà la ricostruzione, che avverrà solo verso la
seconda metà del 1600 Nel secolo successivo per difendere
l'intero bacino lagunare verrà costruita l'imponente opera dei
Murazzi. La città anticamente costituiva un centro attivo e
fiorente, governato da un suo tribuno e da leggi proprie. Poteva
contare alcuni importanti chiese (S. Martino, S. Antonio Abate, S.
Matteo), un Ospedale e un castello con torre, sito nell'omonima
isoletta (Buoncastello). Da qui era collegata con Chioggia attraverso
un ponte in muratura che per il canal Lusenzo raggiungeva l'isola di S.
Domenico e quindi Chioggia. Oltre 5 Km e mezzo di arenile, una
larghezza che in alcuni punti supera i 300 metri. La sua leggenda non
è delle più antiche. Il suo sviluppo territoriale
è dovuto essenzialmente alla fortunata coincidenza di due
elementi: l'ultima deviazione del Brenta dalla laguna avvenuta alla
fine del secolo scorso, resasi necessaria per evitare il completo
interramento e l'ormai compromessa salvezza della sua flora e fauna,
nonché il pericolo della malaria; e la costruzione della diga
sud del porto di Chioggia (S. Felice), opera effettuata alla
metà degli anni 30 per la salvaguardia del territorio e la
sicurezza delle imbarcazioni. Da allora gli apporti detritici del fiume
allargarono in forma consistente il litorale, modificando in modo
strutturale il territorio, con medie di tre metri l'anno. Attualmente
la spiaggia e la zona turistica sono modernamente attrezzata con
esercizi alberghieri, con campeggi e residenze private per varie
migliaia di posti letto.
Cenni storici di Chioggia
Chioggia è una popolosa e vivace città Marinara, che gronda di storia da ogni sua pietra.
Di origine romana, nel medioevo seconda città della Repubblica
Serenissima, presenta una struttura originalissima Tagliata a fette dai
canali, cucita dai ponti. Le sue calli, tutte perpendicolari alla
piazza, suggeriscono la classica immagine della lisca di pesce.
Origini leggendarie
Clodio, reduce dalla distruzione di Troia, insieme ai compagni Enea,
Antenore e Aquilio sarebbe approdato nella penisola italica ed avrebbe
fondato Clodia. Lo stemma, un leone rampante in campo bianco, è
simile a quello troiano. Nel 2000 a.C. i Pelasgi (popolazioni
pre-elleniche), provenienti dalla Tessaglia (l'attuale regione tra la
Grecia centrale, l'Epiro e la Macedonia), si sarebbero qui insediati
dando origine ad alcuni nomi come Cluza (fatta artificialmente),
Lusenzo, Perottolo, Bebe, Evrone, ecc. Il mitico popolo etrusco avrebbe
lasciato la sua impronta nella struttura urbanistica: il Corso del
Popolo (cardo) anticamente era tagliato al centro da una strada
(decumanus) secondo la tipologia successivamente utilizzata dal
"castrum" romano.
Tracce romane
I primi riferimenti storici si hanno con Plinio il Vecchio (I° sec.
d.C.) che nella sua "Historia Naturalis" descrive la "Fossa Clodia" e
"Brundulum". Un altro documento antico è la tavola
Peuntingeriana, conservata nel museo di Vienna, che descrive la zona
degli antichi traffici attraverso il porto di Chioggia, Evrone o Edrone.
Il nome
Nel corso dei secoli il nome della città subì diversi cambiamenti: Clodia, Cluza, Clugia, Chiozza, Chioggia.
L' XI e XII isola della laguna
Le incursioni barbariche dei Goti-Unni-Franchi, che si succedettero
nell'Italia settentrionale dal V sec. d.C., provocarono la fuga dalle
più importanti città della terra ferma verso le isole
della laguna. In particolare gli abitanti di Este e Monselice si
integrarono con la popolazione di Chioggia. Da ciò
scaturì l'esigenza di un governo più articolato
all'interno della città e una alleanza con le altre genti
dell'estuario lagunare. Pertanto venne eletto un tribuno che
partecipava anche alla confederazione delle dodici isole della laguna,
il primo nucleo della Repubblica della Serenissima. Alla fine del VII
sec., dato il persistere delle aggressioni esterne, i tribuni
nominarono un Dux o Doge, come unico capo militare. Sottomarina era
chiamata Clodia Minor e Chioggia Clodia Major ed erano rispettivamente
l'XI e la XII isola dell'estuario veneto.
Le distruzioni dell'810 e del 902
Un altro pericolo fu portato dal re dei Franchi, Pipino il Breve, il
quale, con un forte esercito, dopo essersi impadronito dei castelli di
Loreo, Cavarzere e Brondolo, assediò Chioggia per terra e per
mare. Nonostante la tenace resistenza degli abitanti, la città
fu costretta a soccombere: venne rasa al suolo, com'era consuetudine in
quei tempi (il castigo era proporzionato alla resistenza e alle perdite
militari inflitte al nemico). Una volta ricostruita, dovette subire una
seconda distruzione totale, nel 902, ad opera degli Ungheri. Dopo il
Mille, assunse ancora un ruolo importante per il commercio e dovette
affrontare in più occasioni contrasti per la salvaguardia dei
suoi territori, con i comuni dell'entroterra (Padova, Treviso, ecc.).
L'importanza della città venne accentuata anche dal
trasferimento della sede vescovile nel 1110 da Malamocco a Chioggia,
insieme al capitolo dei canonici e alle reliquie dei SS. Felice e
Fortunato, da allora patroni della diocesi.
"La Guerra di Chioggia" 1379/80
I contrasti tra Venezia e Genova per il predominio sui mari, che
caratterizzarono la fase storica delle Repubbliche marinare,
provocò nella seconda metà XIV sec. uno scontro diretto
tra le due potenze. Il teatro di guerra fu proprio Chioggia, zona di
collegamento con il retroterra padovano. I genovesi assediarono la
città per terra e per mare: occuparono il porto nell'agosto del
1379, quindi il centro abitato di Sottomarina, incendiandolo e
devastandolo irrimediabilmente; espugnarono l'isoletta di S. Domenico e
s'impadronirono del centro storico dopo aver combattuto, all'arma
bianca, in ogni vicolo e calle. Le vittime furono, secondo le cronache
del tempo, 3.500 e parecchie migliaia i feriti. L'intera città
fu trasformata in un forte con la chiusura degli spazi aperti delle
calli, utilizzando torri di legno, costruite con le barche e le travi
delle case. La reazione di Venezia, guidata da Vettor Pisani e Carlo
Zeno portò alla riconquista di Chioggia, dopo un assedio di
mesi, il 24 giugno 1380. Da questo momento la città non
riuscirà più ad assumere il precedente splendore: alla
produzione del sale, già in crisi dal 1° secolo dopo il
1000, si arresterà del tutto rimanendo in funzione solo una
salina per il consumo locale, la marineria subirà i contraccolpi
della più complessiva crisi commerciale; la pesca resterà
ancora limitata all'interno degli spazi lagunari e lungo le acque
costiere. Da allora la politica e l'economia chioggiotta risulteranno
sempre più subalterne alla potenza veneziana.
Il Governo della città
Il governo della 2ª città
del Dogato Chioggia, che tentò in più occasioni di
riaffermare la sua autonomia dalla dominante, aveva un'organizzazione
molto simile a quella veneziana. Esisteva un Maggior consiglio in cui
erano rappresentate le famiglie più importanti, circa 100, e un
Minor Consiglio di sei membri che aveva il potere esecutivo.
Rappresentava ufficialmente la città il Podestà, inviato
dalla Serenissima per un periodo limitato di 16 mesi: aveva il compito
di presiedere i consigli, di amministrare le finanze pubbliche e la
giustizia. Fin dal 1300 fu presente pure un Cancelliere Grande;
prerogativa che ebbero nel Dogato solo Candia e Cipro. Ebbe il compito
di registrare gli atti ufficiali e di formalizzare tutte le altre
cariche.
I secoli della crisi
Il 1400, 1500 e 1600 furono caratterizzati da una situazione di
precarietà. Distrutte o gravemente danneggiate le difese a mare,
il territorio fu soggetto a continue inondazioni, mentre la popolazione
dovette sopportare con insistente frequenza pestilenze e carestie.
Altra calamità giungeva dalla estenuante lotta contro i Turchi
nella quale era impegnata direttamente e per la quale Chioggia si
privò delle sue forze più giovani e migliori. Le razzie,
poi, dei pirati e degli Uscocchi che infestarono l'alto Adriatico
depredando pescherecci e mercantili e catturando i marinai,
completarono la sventura, anche economica, della città. Chioggia
dovette subire, pure, per ben due volte l'interdetto da parte della
Chiesa, La prima volta, nel 1515, da parte di Giulio II per aver
sequestrato dei vascelli pontifici; la seconda volta nel 1606 assieme a
Venezia per sospetta eresia. La notte di Natale del 1623 la
città fu sconvolta dall'incendio, forse doloso, dell'antica
cattedrale: la ricostruzione dissanguò ancor più, le
già ridotte risorse finanziarie. Quasi contemporaneamente
dovette subire le tristi conseguenze della famosa peste dei
lanzichenecchi, che causò ben 7.000 vittime su una popolazione
che non superava le 12.000 persone. Il 1700 fu il secolo delle grandi
contraddizioni, mentre la miseria della popolazione veniva alleggerita,
solo parzialmente, dalle istituzioni assistenziali del Monte di
Pietà, degli orfanotrofi, degli Ospitali, delle casette per
vedove, vi fu una febbrile rincorsa ad abbellire e ornare la
città con opere pubbliche, palazzi privati ed edifici religiosi
dando alla piazza e alle rive l'aspetto che ancor oggi si può
ammirare.
Dominazioni Napoleoniche e Austro-ungariche, la "Sollevazione del Cristo"
Il 14 maggio 1797, dopo solo due giorni dal loro insediamento a
Venezia, i francesi entrarono in Chioggia e instaurarono un sistema
democratico (la municipalità) riorganizzando metodi di governo e
settori di intervento: la giustizia, la salute, le finanze,
l'istruzione, la politica del territorio, (porto, laguna, ecc.).
Vennero alienati alcuni beni di proprietà dell'aristocrazia e
alcuni istituti ecclesiastici ritenuti parassitari. L'esperienza
rivoluzionaria durò poco più di un anno, perché
l'intera Repubblica Veneta nel 1789, col trattato di Campoformio venne
ceduta all'Austria. Con gli austriaci ritornò al potere la
vecchia classe politica. Memorabili furono i fatti del 20 aprile 1800,
conosciuti come "La sollevazione del Cristo", nella quale la
popolazione insorse durante la tradizionale processione del Cristo
miracoloso di S. Domenico, contro la guarnigione austriaca. In seguito
ad uno sgarbo tra un soldato ed un ragazzo si passò ad una rissa
selvaggia e poi a una e vera battaglia tanto da far trincerare gli
austriaci nel forte S. Felice, decisi a bombardare la città.
Questo episodio di odio anti-austriaco fece salutare con entusiasmo il
ritorno dei francesi in città (1806-1814) e subire con poi
sospetto e diffidenza la seconda denominazione austriaca (1814-1866).
Il Risorgimento
Il 22-23 marzo 1848 la città si liberò dagli austriaci in
modo quasi pacifico, per opera soprattutto di Antonio Naccari che
sarà poi, il primo sindaco quando verrà proclamato lo
stato unitario. Furono dodici bragozzi e una tartana chioggiotti a
trasportare, da Cesenatico, Garibaldi con il suo seguito in fuga da
Roma ed intenzionati a portare aiuto a Venezia stretta d'assedio.
Numerosissimi furono pure i seguaci delle varie campagne garibaldine:
Chioggia può vantare il più giovane dei Mille,
l'undicenne Giuseppe Marchetti. Gli italiani entrarono in Chioggia il
15 ottobre 1866 e l'anno successivo essa si trovò ad ospitare
due illustri personalità del nostro risorgimento: il 27 febbraio
Giuseppe Garibaldi, e l'11 maggio il re Vittorio Emanuele II.
Il primo conflitto mondiale e il dopoguerra
La prima guerra mondiale sconvolse Chioggia in modo eccezionale, non
solo per i 370 morti e i 60 dispersi, ma soprattutto per lo stato di
disfacimento che provocò alla sua economia, e di riflesso al suo
tessuto sociale. Le imbarcazioni da pesca e i mercantili rimasero
bloccati a riva per circa tre anni, perché un decreto regio del
25 luglio 1915 impediva la navigazione nell'Adriatico, cosparso di mine
vaganti. Una simile sorte toccò all'agricoltura e
all'orticoltura. Fin dall'inizio della guerra il Comando Militare di
Venezia impose la limitazione delle esportazioni; inoltre, in occasione
della disfatta di Caporetto, per evitare l'avanzata nemica,
ordinò l'allargamento di gran parte dei terreni coltivati
operando dei tagli sugli argini del Brenta-Bacchiglione e del canale
dei Cuori. Al termine della guerra, la disoccupazione, che da sempre
costituiva un piaga per Chioggia, si inasprì in modo gravissimo
al ritorno dal fronte dell'ultima leva dei giovani. Mentre le
condizioni di vita s'aggravavano sempre più: i prezzi
continuavano a salire vertiginosamente, scarseggiavano i viveri e i
generi di prima necessità. E fu il momento della protesta e
della mobilitazione popolare che si riconobbe nelle idealità e
nei programmi del Partito Socialista e nelle Leghe organizzate della
camera del Lavoro. E proprio nelle elezione dell'ottobre 1920 il
partito socialista conquistava la maggioranza assoluta nel Consiglio
Comunale. La "Giunta Rossa" (29 ottobre 1920-21 aprile 1921), diretta
da Riccardo Ravagnan <1>, si caratterizzò per una serie di
provvedimenti a favore dei ceti popolari, quali il controllo dei
prezzi, la revisione del sistema di tassazione, la lotta
all'analfabetismo, la lotta contro la speculazione edilizia, il blocco
dei fitti e la gratuità all'assistenza sanitaria per i
più bisognosi.
Il fascismo
Ma contro Chioggia che aveva manifestato una simile volontà di
direzione, si concentrò l'attenzione dei fascisti. Attraverso
violenze, persecuzioni e spedizioni punitive provenienti da tutto il
Veneto, i fascisti ottennero la destituzione di quella giunta
socialista che era stata democraticamente eletta. Le autorità
centrali dello Stato permisero sornionamente sia la caccia all'uomo
organizzata contro i consiglieri per strapparne terroristicamente le
dimissioni, sia il ferimento del segretario della federazione dei
Lavoratori del Mare, sia il saccheggio della locale Camera del Lavoro.
Indette il 24 luglio del '21 nuove elezioni, fu presentato solo il
listone demofascista, il quale ebbe più che adesioni,
un'astensione massiccia. I dirigenti comunisti e socialisti furono
costretti all'esilio, al confino, ridotti al silenzio e sorvegliati a
vista. Ma non fu facile però la vita del fascio a Chioggia,
soprattutto nel 1° decennio, per i dissidi interni: lo dimostra
l'elevato numero di podestà e commissari. Nel 1935 venne
inaugurata la diga S. Felice del porto di Chioggia, opera colossale a
cui da parecchi anni si stava lavorando, che costituì, oltre
alla maggior sicurezza per le imbarcazioni, anche l'espansione della
spiaggia che da allora crescerà progressivamente.
La seconda guerra mondiale, la resistenza e la liberazioe dal nazi-fascismo
Tragico fu il bilancio della II guerra mondiale. Oltre ai 157 soldati
morti e ai 144 dispersi in battaglia, Chioggia registrò altri 60
morti e 500 feriti in seguito a 18 pesanti bombardamenti che si
abbatterono sulla città, distruggendo oltre un centinaio di case
e danneggiandone altre 250 circa, con un totale di oltre un migliaio di
senzatetto e di alcune centinaia di sfollati. Subito, all'indomani
della firma dell'armistizio (8 sett. 1943) con le forze alleate, a
Chioggia, venne costituito un nucleo di resistenza contro il tedesco
oppressore e il fascismo repubblichino, che dopo qualche settimana
diventò il C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale)
Mandamentale di Chioggia. Nei piani degli alleati, Chioggia era
considerata il luogo di un possibile sbarco che, con l'appoggio delle
forze partigiane, avrebbe consentito l'occupazione delle fortificazioni
del litorale e in seguito del Veneto nel suo complesso, in particolar
modo dopo la liberazione di Ravenna (4 dic. 1944). Enorme raccapriccio
destò, nel luglio del 1944, l'atroce rappresaglia fascista
contro la famiglia Baldin (madre, padre e figlio) e Narciso Mantovan:
fu incendiata la casa colonica e loro furono seviziati, bastonati a
sangue, uccisi e gettati nell'Adige, rei di aver ospitato dei
prigionieri alleati, terribile monito per tutta una popolazione che
rifiutava ogni collaborazione col tedesco. La Liberazione a Chioggia
avvenne il 27 aprile 1945, due giorni più tardi rispetto alla
data nazionale. Si riuscì, con un imponente e memorabile
falò, ad evitare la minaccia di una totale distruzione della
città da parte dell'aviazione alleata, che intendeva stroncare
in modo definitivo il persistere di un concentramento di truppe
tedesche.
Testo tratto dalla pubblicazione
CHIOGGIA ITINERARI STORICO-ARTISTICI
di Gianni Scarpa e Sergio Ravagnan